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La nuova sala controllo di RFI: il top della tecnologia alla stazione di Bologna

Abbiamo visitato la struttura, inaugurata di recente, che serve a monitorare e organizzare la circolazione su tutta la regione. Tutti i segreti di un gioiello costato 400 milioni

sala di controllo
Una sala controllo del traffico ferroviario che è tra le più tecnologicamente avanzate d’Europa e del mondo. È già operativa dalla fine del 2007 alla stazione centrale di Bologna e tra qualche mese, quando sarà completata in tutte le sue parti, sarà un vero gioiello che non solo consentirà alla nostra regione e all’Italia di essere all’avanguardia, ma contribuirà a migliorare la circolazione dei treni riducendo ritardi e ottimizzando la gestione del traffico sulle linee. Il suo nome tecnico è “sala esercizio rete regionale”, ma non è esagerato definirla una vera e propria torre di controllo al servizio del traffico ferroviario di tutta l’Emilia-Romagna e non solo.

Il primo esempio in Europa
La torre di controllo si trova all’interno del nuovo edificio direzionale di RFI (Rete Ferroviaria Italiana) costruito nell’area della stazione di Bologna. Rappresenta il primo esempio in Europa di un sistema di gestione integrata dell’esercizio ferroviario. Qui infatti si gestiscono contemporaneamente la circolazione, l’informazione ai viaggiatori e anche l’infrastruttura (quest’ultima viene infatti tenuta sotto controllo per mezzo della diagnostica che è ora disponibile sulla rete e che in certi casi permette di prevenire eventuali disservizi). La particolarità di questa sala sta proprio nel fatto di concentrare in un unico ambiente (un ampio open space a pianta ottagonale) tutta la linea di comando necessaria alla gestione dei convogli passeggeri, dagli operatori delle singole linee a quelli della stazione centrale di Bologna. Questi ultimi (che al momento lavorano ancora nella vecchia cabina che fa da ponte ad alcuni binari) saranno presto posizionati nell’area centrale della sala, in modo tale da poter meglio interagire con tutti gli altri e “dettare i tempi” a tutta la catena di comando, a partire da quelli del nodo di Bologna. Vicino alle postazioni di comando e controllo dello scalo bolognese si trovano i banchi di supervisione che servono a verificare che tutto sia a posto sull’infrastuttura: ad esempio il controllo, dei pantografi, la temperatura dei binari, ecc…

Le postazioni della rete strategica
Sempre in prossimità delle postazioni di controllo di Bologna si trovano quelle di comando della rete strategica, cioè delle linee principali che attraversano la regione. Infine, sul perimetro della sala si trovano le postazioni che monitorano tutte le altre linee. Dietro una vetrata che si affaccia direttamente sulla sala lavorano anche altri addetti delle imprese di trasporto passeggeri che hanno il compito di occuparsi di tutti gli aspetti legati agli equipaggi e ai treni, in particolare sulla gestione degli eventuali imprevisti: organizzazione dei turni lavorativi, sostituzione delle corse con servizio di bus, informazione ai viaggiatori… Infine completa l’open space un’area che viene utilizzata per le riunioni in caso di situazioni di crisi.

900 treni su 900 chilometri
sala di controllo Nell’intera torre di controllo lavorano una ventina di persone che si alternano 24 ore su 24. Hanno la supervisione su 900 chilometri di rete ferroviaria e su circa 900 treni al giorno e su tutte le stazioni della regione Emilia-Romagna (nella sola stazione di Bologna esistono 320 scambi e transitano 550 treni al giorno). A gennaio 2008 è stato acquisito in questa sala anche il controllo della linea Bologna - Pistoia; a gennaio 2009 pure la gestione delle linee Castelbolognese/Faenza – Ravenna e Ferrara – Ravenna - Rimini passeranno sui monitor e sui computer della torre di controllo. Questo garantirà una totale uniformità di comportamento degli operatori su tutto il territorio di competenza ed eviterà i “buchi” di informazione tra gli addetti che in alcuni casi sono all’origine di ritardi sul servizio. A dicembre del 2008 verrà poi aperta una sala gemella, che si trova al piano inferiore dell’edifico di RFI, che servirà a gestire l’Alta Velocità. Da Bologna infatti si controllerà l’intera linea dorsale ad Alta Velocità, da Milano (Rogoredo) fino a Roma (Tiburtina).

La tecnologia e l’infrastruttura
Alla realizzazione della nuova sala di gestione si è arrivati per tappe intermedie, grazie alla sostituzione e al potenziamento di tecnologie che risalivano ormai agli anni ’50. Infatti nel corso del 2007 sono stati fatti interventi di upgrading tecnologico, nelle varie cabine di regia presenti attorno al nodo bolognese, che hanno permesso di computerizzare l’intero sistema di gestione. La tecnologia è così divenuto il vestito cucito addosso su misura all’infrastruttura. Tutto questo dovrebbe permettere di far crescere il numero di treni in circolazione e di garantirne una maggiore puntualità. Con il passaggio dei treni di lunga percorrenza sulla linea dedicata ad Alta Velocità, e in un secondo momento con il transito e la fermata degli Eurostar nella stazione sotterranea di Bologna, si libereranno i binari che potranno essere utilizzati per il solo traffico locale (sulla vecchia linea Bologna-Milano questo avverrà già dalla fine del 2008). Questo permetterà di specializzare le linee per tipologia di traffico e separare i flussi all’interno dei nodi (cosiddetto sbottigliamento dei nodi ferroviari) eliminando la cosiddetta “promiscuità” che è la prima causa di ritardo delle ferrovie italiane. Tutto ciò consentirà di aumentare la capacità di trasporto della rete ferroviaria e quindi attivare gradualmente il Servizio Ferroviario Metropolitano.

Un investimento da 400 milioni
La torre di controllo è costata 400 milioni di euro, in gran parte investiti nelle tecnologie che ne consentono il funzionamento. A questa cifra può essere aggiunta anche quella per l’innesto dell’Alta Velocità sul nodo di Bologna, che ammonta a 1 miliardo e 700 milioni di euro. Aggiungendo a queste due voci di spesa i lavori per il SFM, il restyling della stazione di Bologna e gli interventi per la sua accessibilità si arriva a un investimento totale di 2 miliardi e 800 milioni di euro.