La posizione della Regione, dei comitati dei pendolari, dei lavoratori delle Ferrovie, la ricostruzione della circolazione sulla Bologna-Verona la mattina del 7 gennaio
LA CIRCOLAZIONE SULLA BOLOGNA-VERONA AL MOMENTO DELL'INCIDENTE
Tante ipotesi e ricostruzioni sono state fatte fin dai primi minuti successivi al tragico incidente di Bolognina di Crevalcore. Sulle cause e sulle responsabilità dell’incidente dovrà ovviamente esprimersi la Magistratura, ma per quel che riguarda i termini tecnici ferroviari, le spiegazioni sul funzionamento della circolazione e della segnalazione dei treni, la descrizione topografica del luogo dove è avvenuta la collisione, è possibile oggi esprimersi con maggiore chiarezza e precisione.
Con questo nostro contributo vogliamo limitarci a fornire qualche informazione in più sul contesto infrastrutturale e di regolamento di circolazione in cui è avvenuto l’incidente. Senza indagare le cause, in doverosa attesa che l’inchiesta della Magistratura arrivi alle sue conclusioni.
L’impatto frontale tra l’IR 2255 proveniente da Verona e il treno merci partito da Bologna è avvenuto a circa 200-300 metri a sud dell’intersezione tra il binario principale e il binario di incrocio che si trova all’altezza del posto di movimento di Bolognina.
Il posto di movimento (che non è una stazione) è telecomandato dal capostazione di San Felice sul Panaro, che si trova a circa 8 km più a nord, e consiste in un secondo binario (binario di incrocio) di circa 800 metri di lunghezza, posizionato sul lato ovest del binario unico principale. Serve per effettuare gli incroci dei treni anche al di fuori delle stazioni sulla linea. Questo binario ha due scambi, uno per l’ingresso e uno per l’uscita: rispetto all’edificio del posto di movimento di Bolognina gli scambi sono rispettivamente circa 400 metri a nord (verso Verona) e circa 400 metri a sud (verso Bologna). L’incidente si è verificato poco dopo lo scambio che si trova verso Bologna: lo scambio dopo lo scontro è stato ritrovato “forzato” e con i tiranti deformati.
Si tratterebbe della prova del fatto che lo scambio era stato predisposto verso il binario di incrocio, per indirizzarvi il treno merci che procedeva da sud. La rottura (anche detta tallonamento, in gergo tecnico) avviene quando un treno transita su uno scambio ma non dovrebbe: per semplificare si può dire che affronta lo scambio “contromano” e, forzandolo, rompe i tiranti e lo mette in una posizione intermedia. Questo piccolo movimento dello scambio consente comunque il passaggio del treno che vi transita, e gli permette di non deragliare.
Se venerdì 7 gennaio tutto fosse andato come previsto l’IR 2255 si sarebbe fermato sul binario principale circa 100 metri prima dello scambio, lasciando così il treno merci impegnare lo scambio e poi il binario di incrocio. Dopodiché l’IR sarebbe ripartito quando il segnale fosse diventato verde. E a sua volta il merci, al verde, sarebbe ritornato sul binario principale, in direzione nord verso Verona, dopo aver effettuato l’incrocio.
Perché tutto procedesse regolarmente i macchinisti dell’IR avrebbero dovuto incontrare e vedere tre distinti segnali luminosi prima del tallonamento dello scambio (sulla Bologna-Verona sono tre i segnali posti tra una stazione, o un punto di incrocio, e l’altro). Il primo, detto di avviso (circa 1300 metri a nord dello scambio che immette sul binario di incrocio di Bolognina), doveva essere verde; il secondo, detto di protezione (posizionato circa 100 metri prima del binario di incrocio di Bolognina) doveva essere giallo; il terzo quindi, detto di partenza (posizionato circa 100 metri verso Verona dallo scambio di ingresso da sud nel binario di incrocio), doveva essere rosso. Nella distanza, circa 1200 metri, tra il secondo e il terzo di questi semafori l’IR avrebbe dovuto fermarsi.
Dalla parte opposta invece, alle stesse distanze, i macchinisti del merci avrebbero dovuto incontrare prima un segnale verde e giallo di avviso poi uno giallo e rosso (posizionato prima del punto di impatto) che significava dover entrare in deviata nel binario di precedenza a una velocità massima di 30 km/h. Per poter uscire dal binario il merci avrebbe dovuto poi aspettare il verde sul terzo semaforo, posizionato poco prima della fine del binario di incrocio. Ma su quel binario il treno merci non ci è mai entrato, urtato frontalmente dal treno passeggeri mentre procedeva sul binario principale, presumibilmente a velocità ridotta.
Spetterà alle inchieste chiarire perché le cose non si sono svolte in questo modo.
LA REGIONE MOBILITATA PER LA SICUREZZA
Il 7 gennaio 2005 è una data destinata purtroppo a rimanere impressa nella memoria dei cittadini della nostra regione, di tutto il paese. Il gravissimo incidente di Crevalcore, la strage di viaggiatori e ferrovieri che è avvenuta non lascerà niente come prima. Nel circoscritto ma pur importante mondo del trasporto ferroviario, sia dell’Emilia-Romagna che nazionale, c’è stato un prima e ci sarà un dopo.
Purtroppo del dopo fanno parte innanzitutto la tristezza e il cordoglio per le vittime e i loro cari, così duramente colpiti, come la solidarietà con i feriti e con tutti coloro che sono stati colpiti da questo evento.
Ma non ci si può fermare a questo primo spontaneo e doveroso atto. Occorre proseguire anche con tutte le altre azioni coerentemente conseguenti. La Regione esprime, anzitutto, il proprio incondizionato appoggio all’operato della Magistratura: sia nell’appurare la dinamica dei fatti e le responsabilità, sia nell’adottare i provvedimenti che eventualmente riterrà opportuni. È peraltro senz’altro bene che anche il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, e la stessa società FS, compiano le loro doverose inchieste. Tuttavia urgono anche fatti.
Alle regioni non spettano compiti in materia di sicurezza del trasporto ferroviario. Questo ha stabilito la riforma e su questo hanno sempre pienamente concordato tutte le Regioni, anche attraverso i loro organi di rappresentanza unitaria.
Finora la Regione Emilia-Romagna ha correttamente interpretato il proprio ruolo vigilando sulle prestazioni delle imprese ferroviarie, impegnandosi per ottenere un servizio ferroviario efficace date le limitate risorse disponibili. La sicurezza è una precondizione che non rientra nelle clausole contrattuali. Come quando, per la costruzione o la ristrutturazione di una casa si incarica un’impresa edile: il committente del lavoro è responsabile dell’ottenimento di un risultato rispondente al progetto. Della sicurezza del cantiere è responsabile l’impresa, e gli organi che devono vigilare su di essa.
La Regione Emilia-Romagna ha spesso cercato di fare di più di quanto previsto dalle norme di riforma: ha varato e finanziato con propri fondi i primi ammodernamenti del materiale rotabile e gli interventi su un primo gruppo di piccole stazioni sparse su tutto il territorio. Ha fatto studi sulle medie stazioni e sul rinnovo completo del materiale rotabile. Ha pressato incessantemente gli esercenti anche con l’arma delle trattenute sui contributi perché il sistema migliorasse. Ha cercato di valorizzare al massimo la voce degli utenti, dei loro comitati, delle associazioni dei consumatori, dei sindacati dei lavoratori.
Ribadito che la competenza in materia di sicurezza resta totalmente in carico al Ministero delle infrastruttre e dei trasporti e al gruppo FS SpA, è tuttavia evidente che il ripetersi di incidenti di gravità via via crescente, che coinvolgono in particolare la rete di RFI e i servizi di Trenitalia, impongono alla Regione di mobilitarsi oltre le proprie competenze, non per arrogarsi competenze nuove, ma per dare un contributo di idee e di responsabilità verso i cittadini, i lavoratori e il territorio; questo contributo può significare anche contribuire ad analizzare come i soggetti preposti ai compiti della sicurezza, che tali debbono restare, stanno svolgendo il mestiere che loro spetta.
Vale a dire che una analisi immediata per migliorare i livelli di sicurezza del trasporto ferroviario sul territorio dell’Emilia – Romagna si impone.
La proposta plausibile è che tale analisi venga resa possibile da un atteggiamento di totale trasparenza del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del Gruppo FS, immediatamente affidata ad esperti in grado di procedere con grande autonomia, e di riferire, a loro volta, con totale trasparenza a un gruppo di lavoro congiunto, formato da Ministero, Regione, FS.
Intanto la Regione prosegue il dialogo con le istituzioni, i lavoratori, i cittadini e in particolare con i pendolari per orientare al meglio la propria azione.
INTERVISTA A RENATO GOLINI
“Perché non utilizzare il denaro che arriva dal mancato rispetto delle norme del contratto di servizio tra Trenitalia e Regione, per mettere in sicurezza le linee più disagiate?” La proposta è stata inoltrata all’assessore regionale ai trasporti, Alfredo Peri, da alcuni Comitati dei pendolari della regione, in testa quello della Bologna-Verona, presieduto da Renato Golini. Si tratta, secondo le stime dei Comitati, di un milione e 200 mila euro, derivanti dalle multe che la Regione Emilia-Romagna applica a Trenitalia ogni volta che i treni del trasporto regionale sono in ritardo, così come prevede il contratto di servizio.
Signor Golini, come mai questa proposta?
“L’incidente ha posto ancora più in evidenza il problema della mancanza di sicurezza su alcune linee ferroviarie della regione e in particolare della Bologna-Verona, della Porrettana e della Pontremolese. Assieme a Zavorri, che è presidente del Comitato della Porrettana, abbiamo pensato che quei fondi dovrebbero andare per risolvere, almeno parzialmente, questo problema. I binari unici, infatti, sono presenti su tutte e tre le linee. Vedremo come andrà a finire".
Quali sensazioni ritornando a viaggiare sulla Bologna-Verona dopo la tragedia?
“Sulle facce dei pendolari ci sono dolore e commozione per le tante vittime e per i feriti. A Crevalcore, in questi giorni, le carrozze erano comunque piene, forse anche più del solito e la tragedia è stato l´argomento portante delle conversazioni di chi viaggiava sul treno verso Bologna. A Bolognina di Crevalcore, luogo dell’incidente, sono state rimosse le motrici e i vagoni dai binari, anche se ancora qualche residuo di ferraglia è rimasto tristemente accanto ai binari e il traffico ferroviario è ripreso in maniera regolare, senza ritardi.
Quali le reazioni dei pendolari delle altre linee?
Mi sono arrivati tanti messaggi di solidarietà, sia dai singoli utenti che dai Comitati. Tanti messaggi di cordoglio soprattutto dai pendolari della Porrettana e da quelli di Piacenza. Entro la fine del mese è prevista la creazione del Comitato Regionale degli Utenti Ferroviari, che riunirà 5 Comitati. Ci saremo noi, i pendolari della Porrettana, della Piacenza-Bologna, della Modena-Bologna, e della Bologna-Portomaggiore: forse anche Forlì Cesena. il tema della sicurezza sarà certamente uno dei primi che porremo sul tappeto”.
E voi che iniziative avete preso in questi giorni verso i familiari delle vittime e dei feriti?
La gente è raccolta in un silenzio rispettoso. Anche questa mattina, in sala d’aspetto c’era un gran silenzio, nemmeno i ragazzi delle scuole, che di solito chiacchierano animatamente, parlavano. Poi, diversi pendolari della nostra linea, anche in rappresentanza del comitato, hanno partecipato alle esequie. Io, ad esempio, sono andato ai funerali che si sono svolti a Finale Emilia. Per vedere se organizzare altre iniziative di solidarietà, ci dovremmo riunire. Le nostre iniziative, però, sono tese tutte a salvaguardare la sicurezza della nostra e delle altre linee.
E ora, come pensate di agire?
Non vogliamo assolutamente sollevare polemiche, ma personalmente continuerò a battermi perché sulla nostra linea a binario unico non passino più gli Eurostar. Finora era un problema perché Trenitalia, dando la priorità ai treni a lunga percorrenza, ritardava quelli del trasporto regionale. Ma adesso, dopo questo incidente terribile, c´è´ una ragione in più´.
Nel frattempo, esponenti del Consiglio Regionale e Parlamentari stanno presentando interrogazioni e interpellanze su temi che riguardano la nostra linea. Per esempio, quali interventi per la sicurezza sono stati previsti e portati a termine negli ultimi anni, quali iniziative si vogliano prendere mentre i lavori per il raddoppio della linea (previsto per il 2008), si vogliano mettere in campo. Ma soprattutto, a noi interessa sapere chi sono i referenti della Regione, del Ministero dei Trasporti e di Trenitalia per la sicurezza nelle ferrovie e cosa si intende fare nell’immediato. Il timore mio e dei pendolari è che dopo l’emozione e lo slancio iniziale dovuto a questa tragedia, ci si fermi e non si faccia più nulla.
E poi faremo sentire la nostra voce con tutti i mezzi di stampa. Sono stato intervistato in TV e in alcune radio locali. L’importante è che la nostra opinione e i nostri problemi vengano diffusi e resi noti a tutti.
INCONTRO TRA L'ASSESSORE PERI E I SINDACATI
Confronto continuo con le organizzazioni sindacali, monitoraggio degli interventi per la messa in sicurezza delle linee a binario singolo e per l’automazione delle stazioni, la richiesta a Governo e Rfi di investimenti per nuovo materiale. L’assessore regionale a Mobilità e trasporti Alfredo Peri, dopo aver ascoltato in sede di Commissione Territorio del Consiglio Regionale le comunicazioni dei ferrovieri Responsabili per la Sicurezza, ha ricevuto nei giorni scorsi a Bologna i rappresentanti sindacali CGIL, CISL, UIL che avevano fatto richiesta d’incontro immediatamente dopo il disastro ferroviario di Crevalcore. Oltre a ribadire, insieme ai rappresentanti dei lavoratori, l’unanime profondo cordoglio per le vittime e la volontà di solidarietà concreta e fattiva nei confronti delle famiglie e dei feriti, sono diversi e importanti i punti di “assoluta convergenza” con le posizioni dei lavoratori.
La prima constatazione condivisa riguarda la “totale responsabilità che spetta, nella materia della sicurezza ferroviaria, allo Stato nei diversi ruoli di proprietario delle Società del gruppo FS e di titolare della vigilanza attraverso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti”. Preso atto della volontà manifestata da RFI, anche al di là delle espressioni incerte rese dal Ministro in Parlamento, di accelerare in sei mesi l’installazione del sistema SCMT sulla linea Bologna-Verona, “si tratta - ha spiegato l’assessore al termine dell’incontro - di attivarsi congiuntamente perché alla promessa seguano i fatti, monitorati mese per mese, senza attendere la verifica di fine periodo per evitare amare sorprese”.
Contemporaneamente si tratta anche di vigilare affinché l’accelerazione dell’installazione su questa linea non si traduca in ritardi altrove, come ad esempio sulle altre importanti linee a binario unico come Porrettana, Modena-Mantova e Ferrara-Ravenna.
Si è constatata larga e unanime condivisione sulla proposta regionale di attivarsi, anche con l’ausilio di esperti, per realizzare una analisi che, senza sostituirsi alle numerose inchieste in corso, svolga una attività ricognitiva e informativa per rendere consapevoli le istituzioni, i cittadini e i lavoratori sui livelli di sicurezza della rete ferroviaria nel territorio regionale. Tale analisi deve essere resa possibile da un atteggiamento di totale trasparenza del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del Gruppo FS.
Al di là di qualunque analisi ci sono comunque punti su cui richiedere al Ministero e FS ulteriori impegni immediati oltre la promessa già fatta.
Molti sono i provvedimenti organizzativi che i lavoratori chiedono per migliorare immediatamente le situazioni più critiche. Il primo di questi, da tutti ribadito e che, secondo la Regione, deve essere seriamente e coerentemente portato avanti da tutti, richiede di apportare alle procedure di RFI per l’effettuazione degli incroci sulle linee a binario singolo prive di sistemi di sicurezza attiva quei miglioramenti immediati capaci di ridurre drasticamente i danni derivanti da eventuali manovre impreviste.
Un altro punto irrinunciabile è l’immediato approntamento, da parte di Trenitalia, di un piano di intervento sui rotabili che li renda effettivamente idonei a utilizzare il sistema SCMT dove è già istallato e dove sarà istallato. Data la già presente estrema scarsezza di materiale rotabile è evidente che, se questa non vuole essere una vana promessa, ciò richiede un preciso impegno di sostegno a Trenitalia da parte del Governo. “Si tratta - ha sottolineato Peri - di rovesciare l’impostazione attuale che pretende dalle aziende risparmi sull’esercizio al fine di provvedere poi autonomamente agli investimenti. Al contrario è responsabilità dello Stato sostenere gli investimenti delle sue aziende per migliorare la qualità dei servizi e la sicurezza, che manifestamente è la priorità assoluta”.
Altra importante impostazione condivisa riguarda l’atteggiamento da tenere nei confronti delle automazioni, che pure si richiede di realizzare. Automatizzare doverosamente le linee e le stazioni non può significare trasformarle in deserti tecnologici. “Non è tollerabile - ha spiegato l’assessore regionale - che sia addirittura eliminata la presenza umana e professionale che è a garanzia degli impianti stessi e degli utenti". La Regione è impegnata a un confronto con RFI per comprendere come procedono le riduzioni di personale negli impianti in territorio regionale, anche a paragone con gli andamenti nazionali complessivi.
A fronte della necessità di confronti così stringenti e precisi, una ulteriore esigenza è emersa. “Vale a dire che RFI proceda a ricostituire un suo vertice unitario a livello di compartimento, superando l’attuale frammentazione, nonché provvedendo a ridefinire gli stessi limiti compartimentali, facendo sì che tengano finalmente conto dei confini regionali. Su questi impegni, in gran parte ancora da ottenere da parte dello Stato e di RFI - ha concluso Peri - la Regione è impegnata a mantenere un costante scambio di opinioni e di informazioni con le Organizzazioni Sindacali”.
LA LINEA VIENE "ALLEGGERITA"
I treni a lunga percorrenza della linea Bologna-Verona sono stati deviati via Padova. E’ quello che aveva chiesto il Comitato pendolari della linea, subito dopo il gravissimo incidente del 7 gennaio scorso: che Eurostar, Intercity e altri treni a lunga percorrenza fossero spostati su altre linee per rendere meno affollato il binario unico.
Il provvedimento è stato preso dalle Ferrovie per poter avviare subito lavori di manutenzione sulla linea e sarà in vigore per alcuni mesi.
Ma grande è stata la confusione che si è generata nell’ultima settimana sulla comunicazione di questa novità e sulle conseguenze che essa ha sugli orari dei treni. Una carenza informativa, ora risolta, che ha lasciato a lungo nell’incertezza i viaggiatori e, evidentemente, le stesse agenzie di viaggio a cui si rivolge chi deve prenotare i biglietti dei treni a lunga percorrenza.
Finalmente, dal pomeriggio di mercoledì 19, i curatori del sito di Trenitalia hanno rimesso le cose a posto, tornando a dare lumi ai viaggiatori-navigatori che così non dovrebbero essere più costretti a brutte sorprese una volta arrivati in stazione. Un pop-up (cioè una finestra sovrapposta che si apre automaticamente collegandosi a www.trenitalia.com e serve a porre in evidenza un avviso importante) informa: “Variazione percorsi ed orari di arrivo di alcuni treni sulla linea Bologna-Verona”. Cliccando si apre la pagina che avvisa dei lavori di potenziamento della linea e riporta l’elenco dei treni deviati via Padova, il cui orario di arrivo viene posticipato di circa 45 minuti (che poi giovedì mattina, nella stessa pagina, sono scesi a 30 minuti).
La deviazione via Padova riguarda molti treni: 12 sui complessivi 18 a lunga percorrenza che erano presenti sulla Bologna-Verona. Per l’esattezza si tratta di sei Eurostar, due Eurocity e quattro Espressi. L’istradamento sulla Bologna-Verona è confermato solo per 2 Espressi e 4 EN.
I lavori di manutenzione della linea sono iniziati alla fine della settimana scorsa e Trenitalia fa sapere di aver già avvertito della variazione gli uffici prenotazioni e le agenzie di viaggi (perché si tratta soprattutto di treni che richiedono la riservazione del posto).
Nelle stazioni di fermata e a bordo dei treni interessati vengono diramati annunci sonori e sono poi stati predisposti avvisi cartacei, mentre sarebbero in stampa tabelle dettagliate col programma della circolazione modificata. Infatti le tracce ricavate per i treni sulla linea di Padova diventeranno definitive per tutta la durata dei lavori e quindi cambieranno anche gli orari dei treni.
Ci si augura che d’ora in avanti l’informazione su queste variazioni di circolazione possa avvenire tempestivamente e in maniera chiara e coerente su tutti i mezzi di comunicazione a disposizione di Trenitalia.
Nota: tutte le fotografie di questa pagina sono tratte dal sito www.repubblica.it